In merito al primo aspetto, abbiamo selezionato una serie di materiali che da un lato fossero elementi della tradizione come il legno e la calce, ma che dall’altro potessero essere trattati in maniera inattesa e contemporanea, a fare da ponte tra questi due mondi, come la sua cucina che torna alle origini ma si proietta nella contemporaneità.
Da qui vengono fuori delle pareti in tonachino di calce, che con l’aggiunta dei coloranti naturali, creano delle cromie calde per l’intera sala in contrasto con due pareti di color rosso Ercolano a simulare l’altro elemento cardine della cucina di Andreina, ossia il fuoco. Queste due pareti diventano i punti focali della sala, da un lato l’ingresso e dall’altro la sala dedicata proprio alla brace.
A sottolineare il tutto il pavimento. Un legno dogato non incollato che fa rumore quando ci si cammina sopra a ricordare le vecchie case di una volta, ma trattato con un olio naturale carico di pigmenti scuri che lo rendono quasi nero.
L’altro elemento è stata la luce. Ogni tavolo ha il suo puntamento con un proiettore dedicato che tende a scomparire nel soffitto e a dar risalto al tavolo che diventa l’attore principale come se si fosse in una scena teatrale.
Sono stati, poi, ridefiniti i flussi e gli ingressi del ristorante per dare risalto alla sala della brace che accoglierà non più l’ingresso bensì un tavolo dedicato che offre la possibilità agli ospiti di mangiare di fronte al posto che più caratterizza la cucina dello chef.
Questa sala offrirà un’esperienza nuova e unica per toccare quasi con mano la cucina la filosofia che sta alla base di Andreina